26 - 27 Giugno 2025
La Cima d'Asta domina la parte orientale della catena del Lagorai con la sua imponente parete sud, una muraglia granitica compatta che ospita alcune delle vie classiche della zona. Tra queste la via Melchiori–Pianta, aperta nel 1959 da Giorgio Melchiori e Ottorino Pianta, rappresenta l’itinerario più ripetuto della parete e segue la marcata linea di fessure e diedri che incidono il centro della muraglia.
La salita si sviluppa per circa 300 metri, con difficoltà contenute ma continue attorno al IV e IV+, offrendo un’arrampicata classica su granito spesso molto lavorato, con fessure, piccoli diedri e placche articolate.
Partiamo in cinque nel tardo pomeriggio di un mercoledì, è silenzioso ma pieno di macchine e camper il parcheggio di malga Sorgazza.
Siamo tutti carichi e dopo un check materiale ci incamminiamo.
Il Rifugio Brentari sembra distante, ma immersi in un verde quasi troppo saturo non ci rendiamo conto della fatica e lo raggiungiamo in circa 2 ore.
Guadagnando quota le piante si fanno sempre più rare mentre il grigio della roccia granitica si fa più fitto.
Dopo due chiacchiere con il gestore decidiamo di accamparci poco distanti dal rifugio.
"studiando le linee e immaginando le varie possibilità"
Una volta montato campo ci prendiamo del tempo per studiare ed ammirare quell'imponente parete.
Poi mettiamo su il solito risotto liofilizzato, che questa volta viene accompagnato con del buonissimo humus ed una torta salata preparate da Bianca.
La stanchezza si fa sentire, quindi a pancia piena ci infiliamo nei sacchi a pelo e sotto all'incredibile cielo stellato chiudiamo gli occhi.
La notte passa veloce e la sveglia risuona forte, il primo ad uscire dal bozzolo è Zeno, che subito prepare il té per tutti.
Tè e gocciole per colazione, corda sulle spalle e partiamo alla ricerca dell'attacco della via.
Trovarlo non è stato affatto banale, da vicino sembra tutto uguale!
Siamo in una cordata da tre, i primi due tiri apro io non dovrebbero essere troppo difficili.
Quindi ci imbraghiamo, ci leghiamo e iniziamo la scalata.
"in sosta al secondo tiro, pronti per la terza lunghezza"
Ci aspettano nove tiri, ed una calata al settimo.
Le prime lunghezze sono piuttosto logiche, risalti rocciosi e semplici camini, intervallati da tratti più facili che permettono di prendere confidenza con la roccia. L’arrampicata è varia, sempre piacevole, e la linea della via è intuitiva.
In poco tempo raggiungiamo il terzo tiro, dove cambiamo corde, è il turno di Lorenzo ad aprire.
Un semplice tiro di placca appoggiata ci aspetta prima di due risalti più verticali che ci porteranno alla calata.
"sul semplice, ma bagnato camino del secondo tiro"
"Lorenzo in apertura del quarto tiro"
"allestendo la calata in corda doppia del settimo tiro"
Siamo alla sosta del settimo tiro, qui bisogna calarsi.
Sorge un problema, abbiamo perso un reverso sui tiri precedenti, fortunatamente ho imparato a creare un discensore con l'utilizzo di due moschettoni a ghiera che decido di utilizzare essendo comunque sicuro. La difficoltà però sta nel trovare la sosta successiva perchè nascosta sotto ad una parte strapiombante della parete.
Oltre ad essere nascosta è pure spostata dalla verticale quindi è necessario spostarsi una decina di metri verso sinistra (faccia rivolta a parete) rispetto alla massima pendenza.
Dopo un po' di fatica la raggiungiamo e possiamo continuare con le ultime quattro lunghezze.
Partiamo per gli ultimi tiri della via, che si rivelano più impegnativi del previsto. Non tanto per la difficoltà tecnica, quanto per l’orientamento: nonostante avessimo consultato diverse relazioni, sia online che cartacee, la linea non è così evidente e perdiamo parecchio tempo a trovare il percorso giusto.
Aprendo questi tiri mi ritrovo spesso a cercare la via migliore, rallentando la progressione e facendoci arrivare in alto più tardi di quanto sperato. L’ultimo tiro termina contro un piccolo risalto di roccia che nessuna relazione menzionava. Probabilmente la roccia, nella parte finale molto friabile, è cambiata nel tempo con qualche distacco che ha modificato l’uscita originale.
Riusciamo comunque a superarlo e, dopo una ventina di metri, sbuchiamo finalmente in cresta, circa 100 metri sotto la croce di vetta, nascosta purtroppo dalle nuvole.
Essendo ormai tardi decidiamo di non proseguire oltre e traversiamo sul versante nord per raggiungere la via normale. Una volta sul sentiero, in circa mezz’ora torniamo al nostro campo base, dove ci fermiamo a riposare, sistemare gli zaini e iniziare la lunga discesa verso il parcheggio.
"Zeno sull'ultimo tiro, prima che le nuvole prendessero il sopravvento"
"Lorenzo in siesta una volta rientrati al campo base"
Online ho trovato queste relazioni, ma anche dal libro Lagorai Rock si capisce molto bene anche se ho notato talvolta le varianti d'attacco e l'attacco normale sono invertiti.